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Riconoscimenti
da una idea malsana di Lorenzo dell'Uva (www.delluva.it)
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Archive for la casta
9 novembre, 2009 | No comments
In aula solo 8 ore alla settimana a picco la produttività delle Camere.
Le Camere non hanno mai brillato per iperattivismo, d’accordo. Ma negli ultimi sei mesi – complice il progressivo affievolimento dell’iniziativa del governo, ormai unico dominus dell’attività legislativa – hanno rallentato e infine esaurito la loro corsa. Non è solo un problema di quantità, di ore lavorate, come se deputati e senatori fossero operai a cottimo. Il fatto è che le 8,6 ore di seduta a settimana (dal martedì al giovedì pomeriggio) alle quali si sono limitati i senatori dal 1 maggio al 31 ottobre e le 18 dei deputati (dal lunedì al giovedì pomeriggio) nello stesso periodo, raccontano di un arrancare senza precedenti. Denunciato in fondo, con tutta la diplomazia del caso, dalla clamorosa iniziativa del presidente Fini nel momento in cui ha chiuso per mancanza di leggi e di copertura per finanziarle. Messaggio al governo, preceduto da due (inutili) riunioni di richiamo all’ordine coi presidenti di commissione. Al Senato invece si va avanti senza scosse, sebbene proprio lì i numeri parlino di un calo ancora più marcato: dalle 17,7 sedute al mese del primo anno di legislatura si è passati alle 14 degli ultimi 180 giorni, le ore di aula da 11 a 8,6 a settimana.
“Repubblica” ha passato al setaccio proprio gli ultimi sei mesi di attività di Camera e Senato, grazie ai dati ufficiali forniti dal Servizio statistiche di Montecitorio e dal Servizio resoconti e comunicazione istituzionale di Palazzo Madama. Quadro che tiene ovviamente conto della pausa vacanze che ha fermato il Parlamento dal 7 agosto al 15 settembre. Un cammino nella giungla dei numeri per tentare di risalire alla fonte della paralisi. E se delle 47 leggi approvate da maggio ad ora 36 provengono dal Consiglio dei ministri, due miste e solo 9 di iniziativa parlamentare, vuol dire che le Camere ormai ratificano per lo più norme dettate dal governo Berlusconi e che di conseguenza il “legificio” si ferma se la macchina si intoppa. Cordoni chiusi della borsa del ministro Tremonti, ma c’è dell’altro. (via Repubblica.it)
Ma Brunetta che straparla sempre perchè guarda solo dove vuole?
26 aprile, 2009 | No comments
E la Sicilia si concede 500 dirigenti in più.
Ancora poche ore e la regione Sicilia batterà un record planetario: su 3.450 dipendenti, ai Beni Culturali, ci saranno 770 dirigenti. Il triplo dell’intero parco dirigenziale della regione Lombardia. Il tutto grazie a un’infornata di assunzioni e promozioni che vedrà l’ente isolano regalarsi, a dispetto della Corte dei Conti che aveva denunciato come abnorme la presenza di un «colonnello » ogni 8,4 «soldati semplici», altri 500 nuovi dirigenti in un colpo solo.
Certo, non è solo la Sicilia a essere di manica larga. Spiegava l’anno scorso uno studio dell’Università di Milano, che dai dati 2006 risultava una media nazionale di un dirigente ogni 15 dipendenti ma che questa media era composta da realtà assai differenti: da un minimo di un dirigente ogni 31 sottoposti in Puglia a uno ogni 7,7 nel Lazio. Numeri aggiornati meno di un mese fa, sulla base dei dati della Ragioneria Generale dello Stato, dal Sole 24 ore: un dirigente ogni 25 dipendenti scarsi nelle Marche, ogni 22 in Emilia Romagna, ogni 17 circa in Lombardia e nel Veneto, ogni 18 in Liguria, ogni 16 in Piemonte… Fino agli eccessi: uno ogni 8,3 in Molise e ancora ogni 7,7 nel Lazio. Vogliamo rileggere l’atto di accusa lanciato nel 2008 dalla Corte dei Conti alla Sicilia? «I dipendenti a carico del bilancio regionale raggiungono la notevole cifra di 21.104 unità (erano 20.781 nel 2006), di cui 2.320 dirigenti (erano 2.150 nel 2005, anno a cui risale l’ultimo rilevamento nazionale pubblicato in tabella), con un rapporto di un dirigente ogni 8,4 dipendenti. (via Corriere.it)
Non capisco: se ci non ci sono i fondi per la scuola, la sanità e la ricerca perchè ci sono i fondi per gli stronzi?
3 marzo, 2009 | No comments
Miracolo alla buvette dei senatori i prezzi “politici” calano del 20%.
La pasta al ragù di ieri dicono fosse ben condita e cotta al punto giusto. E pagarla 1,50 centesimi anziché 1,80 l’ha resa ancora più buona. Carne tenerissima e speziata come si deve per il roast beef servito per secondo. Due euro e non più 2,50. E che dire del caffè? Precipitato a 42 centesimi anziché i 50 pagati fino a venerdì scorso (e che nel famoso bar accanto Palazzo Madama vola a 1 euro per i comuni mortali). Da oggi, quando come ogni martedì torneranno al lavoro dal lungo weekend, i 315 senatori si imbatteranno nella novità che di questi tempi vale doppio: sconto del 20% per tutti i prodotti serviti in buvette. (via Repubblica.it)
Visto che i prezzi scendono? C’è la crisi…